martedì 4 agosto 2020

La via della luce #OraEtLabora #Maranathà

C'è una via che è quella della luce. Se qualcuno desidera percorrerla e arrivare fino alla meta lo faccia, operando attivamente.
    Le indicazioni per trovarla e seguire questa via sono le seguenti. Amerai colui che ti ha creato e temerai colui che ti ha plasmato. Glorificherai colui che ti ha redento dalla morte. Sarai semplice di cuore, ma ricco nello spirito. Non ti unirai a quelli che camminano nella via della morte. Odierai qualunque cosa dispiaccia a Dio. Disprezzerai ogni ipocrisia. Non abbandonerai i comandamenti del Signore.
    Non esalterai te stesso, ma sarai umile in tutte le cose. Non ti attribuirai gloria. Non tramerai contro il tuo prossimo. Non ammetterai sentimenti di orgoglio nel tuo cuore.
    Amerai il tuo prossimo più della tua vita. Non procurerai aborto e non ucciderai il bimbo dopo la sua nascita.
    Non ti disinteresserai di tuo figlio e di tua figlia, ma insegnerai loro il timore di Dio fin dalla fanciullezza. Non bramerai i beni del tuo prossimo, né sarai avaro. Non ti unirai ai superbi, ma frequenterai le persone umili e giuste.
    Qualunque cosa ti accada, la prenderai in bene, sapendo che nulla avviene che Dio non voglia. Non sarai volubile nel pensare né userai duplicità nel parlare; la lingua doppia infatti è un laccio di morte.
    Metterai in comune con il tuo prossimo tutto quello che hai e nulla chiamerai tua proprietà; infatti se siete compartecipi dei beni incorruttibili, quanto più dovete esserlo in ciò che si corrompe? Non sarai precipitoso nel parlare; la lingua infatti è un laccio di morte.
    Usa il massimo impegno per mantenerti casto. Lo esige il bene della tua anima. Non stendere la tua mano per prendere e non ritirarla invece nel dare. Amerai come la pupilla dei tuoi occhi chiunque ti dirà la parola del Signore.
    Giorno e notte richiamerai alla tua memoria il giudizio finale e ricercherai ogni giorno la compagnia dei santi, sia quando ti affanni a parlare e ti accingi a esortare e mediti come possa salvare un'anima per mezzo della parola, sia quando lavori con le tue mani per espiare i tuoi peccati.
    Non esiterai nel dare, né darai il tuo dono in modo offensivo. Sai bene chi è che retribuisce la giusta mercede. Custodirai intatto il deposito, che ti è stato affidato, senza sottrazioni o manipolazioni di sorta.
    Odierai sempre il male. Giudicherai con giustizia. Non farai nascere dissidi, ma piuttosto ricondurrai la pace, mettendo d'accordo i contendenti.
    Confesserai i tuoi peccati. Non ti accingerai alla preghiera con una coscienza cattiva.
    Ecco in che cosa consiste la via della luce.


mercoledì 8 luglio 2020

Sodoma e Gomorra #OraEtLabora #Maranathà

In verità vi dico che, nel giorno del giudizio, la sorte del paese di Sodoma e Gomorra sarà più tollerabile di quella di tale città.
Vangelo secondo Matteo 10:15

Che si intende? 

Sodoma e Gomorra furono ridotte in cenere, anticipo del giorno in cui sarà fuoco eterno per l'anima che avrà scelto di allontanarsi dal Signore, pianto e stridore di denti. 

Perché Sodoma e Gomorra? 

Perché sintomo principe di immoralità, vizio, immagine dell'uomo pervertita alla ricerca del solo piacere, potere, denaro. Paolo, l'Apostolo per questo è così duro con i peccati di omosessualità e fornicazione. 
Perché se il Tempio di Dio siamo noi, disprezzare il proprio essere Tempio è disprezzare Dio. I restanti comportamenti sono tutti, pur se apparentemente "politicamente corretti", come va di moda dire oggi, viziati da insanabile ipocrisia. 

A meno di non affidarsi alla Croce, e solo a quella. Finché c'è vita, in questo tempo che ci è dato da trascorrere in questo mondo.

Giovedì XIV Tempo Ordinario
Eucaristia Quotidiana - Vangelo del Giorno
#OraEtLabora #Maranathà


martedì 30 giugno 2020

Sul Rosario, preghiera biblica #OraEtLabora #Maranathà

Visto il mio essere, oltre che un prete cattolico, comunque un fratello, conoscitore e frequentatore, ma soprattutto fratello e compagno nell'amore per la Sacra Scrittura, di tanti cristiani del mondo riformato, evangelico, in particolare pentecostale, il mio amore per la preghiera del Rosario suscita sovente interrogativi.

Alla fine però gli interrogativi si riducono ad uno, in sostanza, che è quello relativo alla biblicità di questa antichissima forma di preghiera.

Per quanto mi riguarda non è in dubbio, ma mi piace entrare un attimo nel dettaglio.

Per chi non lo sa, si compone solitamente in questo modo. La recita della Professione di Fede (simbolo apostolico o simbolo niceno-costantinopolitano), l'enunciazione del mistero introdotto dalla lettura di un brano della Scrittura, generalmente dei Vangeli, la preghiera del Padre Nostro, la ripetuta (10 volte) preghiera dell'Ave Maria, la preghiera alla Trinità. Questo per 5 volte.

L'essenziale del Rosario è questo. Tutto ciò che precede o segue fa parte delle diversi tradizioni ecclesiastiche, differisce secondo personali "devozioni", e può esserci come non esserci. 

Le obiezioni alla biblicità della preghiera del Rosario sono principalmente due. La seconda parte della preghiera dell'Ave Maria, considerata tradizionale cattolica e non biblica, e gli ultimi due misteri gloriosi (Assunzione di Maria e Maria Regina del Cielo), anche questi considerati un proprio della chiesa cattolica (e con le opportune distinzioni della chiesa ortodossa) e non biblici. 

Chiarisco prima di tutto che personalmente prego il Rosario come ho imparato a fare da mia madre e da mia zia, ovvero nella forma tradizionalmente usata nella chiesa cattolica. 

La seconda parte dell'Ave Maria, tradizionale, non mi fa problemi nella sua formulazione. Maria è parte integrante della Chiesa celeste ed invocarne l'intercessione la trovo cosa buona e giusta. Giacchè la salvezza non me la attendo da lei, ma dal Figlio, che so, credo, che è solo nel Nome di Gesù che sono salvato. Come disse Maria stessa: "Fate tutto quello che Egli vi dirà". 

Quarto e quinto mistero glorioso li prego e li leggo, nella fede, allo stesso modo. Maria era al Cenacolo, Maria era alla Pentecoste, a Maria Gesù disse: Ecco il tuo figlio, intendendo, nel discepolo, ogni discepolo, me compreso. 

Una volta però, parlando con un fratello evangelico di tutto questo, visto che lui era molto attirato da questa forma di preghiera, così viva in me, come altrettanto viva era ed è la preghiera più propriamente biblica, quella del Salterio, non limitato nel mio caso alla proposta del Breviario, della Liturgia delle Ore cattolica, ma estesa a tutto il libro dei Salmi, senza esclusioni o censure, dissi a questo fratello che se si sentiva a disagio con quanto sopra, non era difficile modificarlo in modo da far diventare il tutto ancora più "biblico", diciamo per capirci.

La prima parte dell'Ave Maria riporta il dialogo, biblico, evangelico, tra Maria, l'angelo,la cugina Elisabetta. "Ave Maria piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno Gesù". 
La seconda parte, gli suggerii, poteva farla diventare la risposta di Maria (e nella preghiera la sua personale): "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me secondo la Tua Parola".

I cinque misteri gloriosi gli proposi di modificarli così:
Primo: Resurrezione del Signore
Secondo: Discesa agli Inferi
Terzo: Apparizioni del Risorto
Quarto: Ascensione del Signore
Quinto: Pentecoste.

So per certo che questo fratello ha trovato il consiglio utile, e che ogni tanto prega il Rosario nella forma "zacchiana"! Scherzi a parte, magari il consiglio potrebbe tornare utile a qualcuno...

Buona giornata nel Signore e buona preghiera.







Venga il Tuo regno #OraEtLabora #Maranathà

Dal libro «Il cammino di perfezione»
di santa Teresa d'Avila, vergine
(Cap. 30, 1-5; OEuvres complètes,
Desclée de Brouwer, Paris, 1964, 467-468)
Venga il tuo regno

Chi è colui che, per quanto sia insensato, dovendo chiedere un favore ad una persona importante, non pensa prima in che modo chiederlo, per non importunarla e procurarle molestia? Non deve forse sapere ciò che chiede e conoscere la necessità che ne ha, specialmente se domanda una cosa importante, come sono quelle che il nostro buon Gesù ci insegna a chiedere? Ecco una cosa che mi sembra doveroso far notare. Non potevi, Signor mio, racchiudere tutto in una parola e dire: «Dacci, o Padre, tutto quanto ci è necessario»? Per chi conosce tutto così bene, non sembra che occorra altro.

O Sapienza eterna! Per te e per tuo Padre questo sarebbe stato sufficiente; infatti così hai pregato nell'orto del Getsemani: hai manifestato la tua volontà e il tuo timore, ma poi ti sei rimesso alla sua volontà. Ma poiché tu conosci, Signor mio, che noi non siamo sottomessi come te alla volontà del Padre tuo, era necessario che definissi bene le domande, perché potessimo vedere se ci conviene ciò che domandiamo, e astenerci dal chiedere qualora non ci sembrasse conveniente. Perché noi siamo così fatti, che, se non ci viene dato ciò che desideriamo, con il nostro libero arbitrio rifiutiamo ciò che il Signore ci dà, si trattasse anche delle cose migliori. Infatti non vediamo di essere ricchi se non quando teniamo il denaro fra le mani.

Il buon Gesù, dunque, ci insegna a dire queste parole, con le quali chiediamo che venga in noi il suo regno: «Sia santificato il tuo nome, venga in noi il tuo regno». Ammirate ora la grande sapienza del nostro Maestro. Considerate - perché è bene che lo comprendiamo - che cosa chiediamo con questo regno. Il buon Gesù fece queste domande una dopo l'altra, vedendo che per la nostra miseria non avremmo potuto santificare, lodare, esaltare e glorificare il nome santo dell'Eterno Padre, se prima non avesse esteso in noi il suo regno. Perciò, perché intendiate quello che chiedete e siate perseveranti nel domandare e procuriate, per quanto è possibile, di accontentare colui che vi può esaudire, tenete presente quanto vi dico.

Certamente uno dei beni più grandi, tra gli altri, che si godono in cielo, è che lassù l'anima non farà più conto alcuno dei beni della terra, ma sarà immersa nella tranquillità e nella gloria, si rallegrerà della gioia di tutti: una pace inalterabile e una soddisfazione senza confini le verrà vedendo che tutti santificano e lodano il Signore, benedicono il suo nome e non l'offendono più. Tutti lo amano; e la stessa anima non si preoccuperà che di amarlo, e non potrà cessare di amarlo, perché lo conoscerà. Se potessimo già conoscerlo, lo ameremmo così fin d'ora, sebbene non con la perfezione e continuità del cielo, ma certamente lo ameremmo in modo ben diverso di come lo amiamo attualmente.


lunedì 29 giugno 2020

Gli empi vanno in giro dappertutto quando la bassezza regna sui figli degli uomini #OraEtLabora #Maranathà

Le parole del Signore son parole pure, sono argento raffinato in un crogiuolo di terra, purificato sette volte. 

Tu, Signore , li proteggerai, li preserverai da questa gente per sempre. 

Gli empi vanno in giro dappertutto quando la bassezza regna sui figli degli uomini.

Salmi 12(11):6-8


giovedì 25 giugno 2020

Venite saliamo al monte del Signore, perchè ci mostri le sue vie #OraEtLabora #Maranathà


IL SIGNORE MI CHIAMA A SALIRE SUL MONTE...
IL MONTE COME LUOGO DELLA SALITA ESTERIORE MA ANCHE DELL'ASCESA INTERIORE

Come già nel Discorso della montagna e nelle notti trascorse in preghiera da Gesù, incontriamo di nuovo il monte [della Trasfigurazione] come luogo della particolare vicinanza di Dio; di nuovo dobbiamo pensare ai vari monti della vita di Gesù come a un tutt'uno: il monte della tentazione, il monte della trasfigurazione, il monte dell'angoscia, il monte della croce e infine il monte dell'ascensione; si di esso il Signore - in contrasto con l'offerta del dominio sul mondo in virtù del potere del demonio - dichiara: "Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra" (Mt 28,18). 

Sullo sfondo si stagliano però anche il Sinai, l'Oreb, il Moria - i monti della rivelazione dell'Antico Testamento, che sono tutti al tempo stesso monti della passione e della rivelazione e, dal canto loro, rimandano anche al monte del tempio su cui la rivelazione diventa liturgia.

Nella ricerca di una interpretazione, senza dubbio si profila dapprima sullo sfondo il simbolismo generale del monte: il monte come luogo della salita - non solo della salita esteriore, ma anche dell'ascesa interiore; il monte come un liberarsi dal peso della vita quotidiana, come un respirare nell'aria pura della creazione; il monte che offre il panorama dell'ampiezza della creazione e della sua bellezza; il monte che mi dà elevatezza interiore e mi permette di intuire il Creatore...

La trasfigurazione è un avvenimento di preghiera; diventa visibile ciò che accade nel dialogo di Gesù con il Padre: l'intima compenetrazione del suo essere con Dio, che diventa pura luce. Nel suo essere uno con il Padre, Gesù stesso è Luce da Luce. Ciò che Egli è nel suo intimo e ciò che Pietro aveva cercato di dire nella sua confessione - si rende percepibile in questo momento anche ai sensi: l'essere di Gesù nella luce di Dio, il suo proprio essere luce come Figlio...

JOSEPH RATZINGER/BENEDETTO XVI
da "Gesù di Nazaret"



mercoledì 24 giugno 2020

Se Dio è vita, chi non vede Dio non vede la vita #OraEtLabora #Maranathà

«Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» (Mt 5, 8).

Dio qui è proposto alla contemplazione di coloro che hanno purificato il loro cuore. Ma «Dio nessuno l'ha mai visto» (Gv 1, 18), come afferma il grande Giovanni. Paolo con la sua sublime intelligenza conferma e aggiunge: «Nessuno fra gli uomini lo ha mai visto, né lo può vedere» (1 Tm 6, 16). 

Questa è quella roccia liscia, sdrucciolevole e ripida, che non offre in se stessa alcun appoggio o sostegno per i concetti della nostra intelligenza. Anche Mosè nelle sue affermazioni l'ha detta impraticabile in modo che la nostra mente non vi può mai accedere per quanto si sforzi di aggrapparsi a qualcosa e guadagnare la cima. C'è un detto che taglia a picco la nostra roccia: Non vi è nessuno che possa vedere Dio e vivere (cfr. Es 33, 20).

Comprendi ora la vertigine della nostra intelligenza incombente sulla profondità degli argomenti trattati in questo discorso?

Ma vedere Dio costituisce la vita eterna. Se Dio è vita, chi non vede Dio non vede la vita.

 A quali strettezze è mai ridotta la speranza degli uomini!

Il Signore però solleva e sostiene i cuori che vacillano, come ha agito con Pietro, che stava per annegare. Egli lo rimise nuovamente in piedi sull'acqua come su un pavimento solido e resistente.

Se trovandoci pencolanti sull'abisso di queste speculazioni si accosterà anche a noi la mano del Verbo, si poserà sull'intelligenza e ci farà vedere il vero significato delle cose, saremo allora liberi dal timore e seguiremo la sua via. Ma purché il nostro cuore sia puro. Dice, infatti: «Beati coloro che hanno un cuore puro, perché essi vedranno Dio».

Gregorio di Nissa, Omelia sulle Beatitudini



Giovedì XII Tempo Ordinario
Ufficio delle Letture
#OraEtLabora #Maranathà

Cristificazione

 Occorre "cristificarsi", diceva Giacomo Alberione. Cosa significa "cristificarsi"?  Non certo, io credo, semplicemente ...