Ti scongiuro, davanti a Dio e a Cristo Gesù che deve giudicare i vivi e i morti, per la sua apparizione e il suo regno: predica la parola, insisti in ogni occasione favorevole e sfavorevole, convinci, rimprovera, esorta con ogni tipo di insegnamento e pazienza. Infatti verrà il tempo che non sopporteranno più la sana dottrina, ma, per prurito di udire, si cercheranno maestri in gran numero secondo le proprie voglie, e distoglieranno le orecchie dalla verità e si volgeranno alle favole. Ma tu sii vigilante in ogni cosa, sopporta le sofferenze, svolgi il compito di evangelista, adempi fedelmente il tuo ministero.
Seconda lettera a Timoteo 4:1-5
Sabato IX Settimana Tempo Ordinario
Eucaristia Quotidiana, Prima Lettura
#OraEtLabora #Maranathà
venerdì 5 giugno 2020
martedì 2 giugno 2020
Il 2 giugno io festeggio il 3!
Non ve ne abbiate a male, io oggi non sento di avere proprio nulla da festeggiare. Pur essendo legato all'Italia ed alla bandiera, di questa repubblica sono visceralmente deluso e spero davvero poco nel futuro. E quel poco che spero lo spero per amore di mia figlia che ci deve ancora vivere a lungo, a Dio piacendo ovviamente, visto che la mia fede mi dice di non dare nulla per scontato.
Così, come scriveva ieri su La Verità Marcello Veneziani, preferisco festeggiare il 3 giugno, perché almeno ho l'illusione di potermi muovere più liberamente. Perché sia chiaro, con questa politica e questi governanti (buona parte della cosiddetta opposizione compresa), solo di illusione si tratta, di specchietto per le allodole. Non vedono l'ora di poter chiudere tutto di nuovo. E sarebbero felici di una "seconda ondata". Vuoi mettere? Così nemmeno a settembre si vota!
E non parliamo delle chiese per favore... Ho scritto come segue ad un mio amico prete: "Sai che c'è? Sono contento di esser prete, non ho mai avuto tanta coscienza di esserlo, non ho mai pregato tanto, mai celebrato con tanta coscienza, partecipazione e "vissuto" i sacramenti, ma allo stesso tempo non sono mai stato così contento di aver lasciato l'esercizio del ministero, prima tra quei pavidi attaccati al potere della chiesa cattolica ufficiale, poi tra quegli ipocriti di valdesi che si dicono riformati e lo sono, ma secondo il mondo e non secondo Dio".
E aggiungo che sono contento di avere una figlia come Sara, ed una moglie come Antonella. Loro mi amano così come sono, come mi ama Dio. Il mio vescovo (o meglio il vicario del mio vescovo di allora) ed il mio moderatore mi amavano solo se ero come loro mi dicevano di essere. Ben felici entrambi di essersi "liberati" di un piantagrane come me.
Perché dire che prima che agli uomini occorre obbedire a Dio, è garanzia di essere considerato un piantagrane. Il voto di obbedienza si emette verso Dio, ma gli uomini del Tempio (di qualsiasi fede) lo considerano emesso verso di loro.
Così, come scriveva ieri su La Verità Marcello Veneziani, preferisco festeggiare il 3 giugno, perché almeno ho l'illusione di potermi muovere più liberamente. Perché sia chiaro, con questa politica e questi governanti (buona parte della cosiddetta opposizione compresa), solo di illusione si tratta, di specchietto per le allodole. Non vedono l'ora di poter chiudere tutto di nuovo. E sarebbero felici di una "seconda ondata". Vuoi mettere? Così nemmeno a settembre si vota!
E non parliamo delle chiese per favore... Ho scritto come segue ad un mio amico prete: "Sai che c'è? Sono contento di esser prete, non ho mai avuto tanta coscienza di esserlo, non ho mai pregato tanto, mai celebrato con tanta coscienza, partecipazione e "vissuto" i sacramenti, ma allo stesso tempo non sono mai stato così contento di aver lasciato l'esercizio del ministero, prima tra quei pavidi attaccati al potere della chiesa cattolica ufficiale, poi tra quegli ipocriti di valdesi che si dicono riformati e lo sono, ma secondo il mondo e non secondo Dio".
E aggiungo che sono contento di avere una figlia come Sara, ed una moglie come Antonella. Loro mi amano così come sono, come mi ama Dio. Il mio vescovo (o meglio il vicario del mio vescovo di allora) ed il mio moderatore mi amavano solo se ero come loro mi dicevano di essere. Ben felici entrambi di essersi "liberati" di un piantagrane come me.
Perché dire che prima che agli uomini occorre obbedire a Dio, è garanzia di essere considerato un piantagrane. Il voto di obbedienza si emette verso Dio, ma gli uomini del Tempio (di qualsiasi fede) lo considerano emesso verso di loro.
[E' un post pubblicato oggi su Facebook, lo metto qui perchè rimanga visibile]
lunedì 1 giugno 2020
Un chiaro ammonimento #OraEtLabora #Maranathà
Considerate che la pazienza del nostro Signore è per la vostra salvezza, come anche il nostro caro fratello Paolo vi ha scritto, secondo la sapienza che gli è stata data; e questo egli fa in tutte le sue lettere, in cui tratta di questi argomenti.
In esse ci sono alcune cose difficili a capirsi, che gli uomini ignoranti e instabili travisano a loro perdizione come anche le altre Scritture.
Voi dunque, carissimi, sapendo già queste cose, state in guardia per non essere trascinati dall’errore degli scellerati e scadere così dalla vostra fermezza; ma crescete nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. A lui sia la gloria, ora e in eterno. {Amen.}
Seconda lettera di Pietro 3:15-18
La prima lettura della Santa Messa di oggi che ho appena celebrata. Più chiaro di così! Poi, in tempi come questi, in cui celebrano la vergogna e la chiamano "pride", ovvero celebrano con orgoglio la loro decisione di dannarsi da soli!
Preghiamo per tutti i nostri fratelli e le nostre sorelle, questi per primi! Amen. Poi sarà fatta, come sempre la Sua volontà. Che è chiaramente espressa nelle Scritture, per chi non si rifiuta di leggerle, almeno, o per chi non si permette di scegliere quali pagine leggere e quali no.
In esse ci sono alcune cose difficili a capirsi, che gli uomini ignoranti e instabili travisano a loro perdizione come anche le altre Scritture.
Voi dunque, carissimi, sapendo già queste cose, state in guardia per non essere trascinati dall’errore degli scellerati e scadere così dalla vostra fermezza; ma crescete nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. A lui sia la gloria, ora e in eterno. {Amen.}
Seconda lettera di Pietro 3:15-18
La prima lettura della Santa Messa di oggi che ho appena celebrata. Più chiaro di così! Poi, in tempi come questi, in cui celebrano la vergogna e la chiamano "pride", ovvero celebrano con orgoglio la loro decisione di dannarsi da soli!
Preghiamo per tutti i nostri fratelli e le nostre sorelle, questi per primi! Amen. Poi sarà fatta, come sempre la Sua volontà. Che è chiaramente espressa nelle Scritture, per chi non si rifiuta di leggerle, almeno, o per chi non si permette di scegliere quali pagine leggere e quali no.
giovedì 28 maggio 2020
Ogni giorno, fate Eucaristia. Con considerazioni sul nuovo Messale #OraEtLabora #Maranathà
Siate sempre lieti, pregate continuamente, in ogni cosa fate eucarestia; perché questa è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi.
1Tessalonicesi 5:16-18
1Tessalonicesi 5:16-18
Ogni mattina, per quanto mi è possibile, celebro la Santa Messa, celebro l'Eucaristia. Dopo l'Eucaristia, prolungo la preghiera con mezz'ora o un'ora (dipende da cosa ho da fare nel resto della giornata) di adorazione eucaristica, accompagnata dalla recita del Rosario.
Utilizzo per la celebrazione il "vecchio" Nuovo Messale Quotidiano della Marietti, edizione 1984, comprato, lo ricordo ancora, alla libreria di fronte alla Gregoriana, nell'autunno del 1986, prima di iniziare lì il primo anno di studi filosofico-teologici (i primi due da laico, gli altri tre da alunno del Pontificio Seminario Romano Maggiore).
Perché "vecchio"? Perchè nel frattempo il Messale Romano di cui questo è una riduzione è stato aggiornato nel 2003 e le letture ed i testi biblici sono stati aggiornati secondo la nuova traduzione CEI del 2008.
Ma a me, lo dico francamente, la nuova traduzione CEI del 2008 non piace granchè, visto che riporta testi (come il famoso Padre Nostro) rivisti più in base alla "sensibilità" del momento che alla fedeltà dovuta dal traduttore ad un testo che non è semplicemente parola di uomo, ma è Parola di Dio. Preferisco per il Nuovo Testamento, e di gran lunga, l'ultima traduzione della Società Biblica Internazionale, quella della Nuova Riveduta (protestante) del 2006.
Perciò, pur avendo acquistato a suo tempo la nuova edizione del messale cattolico, per celebrare la Messa continuo ad usare il "vecchio" con i testi della traduzione CEI del 1974. Nemmeno questa (come alla fine tutte le traduzioni) è esente da difetti, ma tant'è.
Ora sta per uscire (ne leggevo oggi online, a cura di Luisella Scrosati), la nuova edizione del Messale Romano, che ha anche essa le sue luci e le sue ombre. La maggior fedeltà al latino originale nelle preghiere eucaristiche è senz'altro un pregio, la pessima traduzione del Padre nostro sicuramente no, e trovo discutibile, come l'autrice dell'articolo, anche la soluzione "di compromesso" adottata per il Gloria. Per non parlare delle "sorelle" aggiunte al Confiteor esclusivamente per giocare a fare i "femministi" fuori tempo massimo...
Il nuovo Messale sarà in uso a partire dal 4 aprile 2021. Ma vedrete che ci sarà chi, come è avvenuto con il Padre Nostro, giocherà a fare il più papista del papa; con la conseguente cacofonia di chi dice una cosa e chi ne dice un'altra ("non ci indurre in tentazione" - "non ci abbandonare alla tentazione") a cui non sono scampate neppure le messe di Papa Francesco a Santa Marta. Mi aspetto di sentire celebranti che usano una versione della preghiera eucaristica e concelebranti che ne usano un'altra.
Eppure la liturgia è un servizio a Dio, o almeno dovrebbe esserlo. Da rendere nel modo più bello e degno. Ma invece sembra sempre più urgente far contento questo o quell'umano...
Gli unici sicuramente contenti saranno gli editori dei nuovi testi...
domenica 17 maggio 2020
La famiglia benedetta dal Signore #OraEtLabora #Maranathà
FELICITA' DELLA FAMIGLIA BENEDETTA DAL SIGNORE
Beato l`uomo che teme il Signore e cammina nelle sue vie. Vivrai del lavoro delle tue mani, sarai felice e godrai d`ogni bene.
La tua sposa come vite feconda nell`intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d`ulivo intorno alla tua mensa.
Così sarà benedetto l`uomo che teme il Signore. Ti benedica il Signore da Sion!
Possa tu vedere la prosperità di Gerusalemme per tutti i giorni della tua vita. Possa tu vedere i figli dei tuoi figli. Pace su Israele!
Salmi 127 (128)
Domenica VI di Pasqua
Ora Media Nona
#OraEtLabora #Maranathà
Beato l`uomo che teme il Signore e cammina nelle sue vie. Vivrai del lavoro delle tue mani, sarai felice e godrai d`ogni bene.
La tua sposa come vite feconda nell`intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d`ulivo intorno alla tua mensa.
Così sarà benedetto l`uomo che teme il Signore. Ti benedica il Signore da Sion!
Possa tu vedere la prosperità di Gerusalemme per tutti i giorni della tua vita. Possa tu vedere i figli dei tuoi figli. Pace su Israele!
Salmi 127 (128)
Domenica VI di Pasqua
Ora Media Nona
#OraEtLabora #Maranathà
Nell'Ora Media Nona della giornata, la salmodia complementare (ossia quella che si legge e si prega quando si è già pregata l'Ora Media Terza o Sesta, o entrambe) propone tra gli altri questo salmo, tratto dai "Cantici delle ascensioni", ovvero la preghiera per il pellegrinaggio che i pii Israeliti facevano alla Città Santa, Gerusalemme (cf. Sal 84,7; Is 30,29). Questi salmi sono chiamati: “Cantici delle ascensioni”, perché suppongono, e supportano spiritualmente, la salita al colle di Sion. Essi sono conosciuti anche come “salmi graduali”, essendo 15, come i gradini d’accesso al Tempio di Gerusalemme.
Nel caso che, come mi auguro, vi venga voglia di pregarli sulla Bibbia sono, a seconda della numerazione che segue la traduzione che solitamente utilizzate, i salmi dal 119 al 133, o dal 120 al 134.
Sant'Agostino scriveva di questi salmi: «È la voce di chi sale e canta: canta il suo amore filiale per la Gerusalemme celeste. Verso questa sospiriamo, mentre continuiamo a salire; in lei ci allieteremo, al termine del nostro cammino!… Non contare sui tuoi piedi per salire e non temere che siano i tuoi piedi a farti allontanare: se ami Dio, sali; se ami il secolo presente, cadi. Quindi questi salmi graduali sono dei cantici d’amore e sono animati da un santo desiderio».
Alcune considerazioni. La prima: la felicità umana è la coscienza di camminare verso la casa del Signore, verso la casa di Dio. Verso la casa di Dio camminavamo in festa... Quale gioia quando mi dissero: "Andiamo alla casa del Signore...". Perchè la vera gioia, la vera pace, non è quella che dà il mondo, ma quella che solo Dio ci può donare.
La gioia e la pace di questo mondo sono false, fatue, spurie, legate ad elementi come il piacere, il denaro, il potere che quasi sempre sono ottenuti a scapito di altri, o di sistemi ingiusti, prepotenze che nemmeno si vedono o sono chiare, a causa del peccato che obnubila i nostri occhi e le nostre coscienze.
La seconda considerazione: il cammino non si fa da soli; ovvero, ognuno muove un passo dietro l'altro, ma si fa insieme. C'è chi ti sorregge quando ti mancano le forze, chi ti spinge a riposare quando ti si accorcia il fiato, chi ti disseta, chi ti rifocilla.
Il cammino si fa in famiglia. Ma non una famiglia qualsiasi, la famiglia come voluta da Dio, l'uomo, il marito, la donna, la moglie ed i figli con cui la loro unione è stata benedetta dal Signore. Il salmo è chiarissimo e non si presta ad equivoci. L'uomo, il marito, la sposa, la moglie, come vite feconda, i figli come i virgulti, i tralci nati dalla loro unione.
Perciò trovo che ci stia bene, ad illustrare questo articolo, la famiglia di Nazareth. Giuseppe, padre putativo ma padre, che si prende cura della moglie e del figlio, la madre, Maria, il Figlio, Gesù, vero Dio e vero Uomo, Figlio di Dio ma anche Figlio dell'Uomo, della stirpe di Davide perchè germoglio innestato nella stirpe di Giuseppe.
Astenetevi dal fare troppe rimuginazioni teologiche. Si chiama mistero, è da accettare per fede senza farsi troppe domande inutili. Giuseppe è veramente e compiutamente padre e Maria è veramente e compiutamente madre. Prima di Gesù, del figlio nato dal suo grembo verginale, poi di ciascuno di noi, figli nel figlio sotto la Croce. Come il discepolo che egli amava, così ciascuno di noi. A noi esserne degni.
Non ci sono, non esistono, come va di modo dire oggi, diverse tipi di famiglia. Persino "famiglie singolari" ho sentito dire (come quelli o quelle che si sposano con sè stessi... ebbene si, oggi si fa anche questo!). Esiste la famiglia naturale, più o meno allargata che possa essere, come anche la mia stessa famiglia. Con una coppia di sposi nel Signore ed i figli nati dai loro lombi.
Perchè per quanto sociologi, antropologi, politici e magistrati possano cianciare, da due maschi o da due femmine nulla e nessuno può essere generato naturalmente.
Liberi, o meglio "schiavi del mondo e del suo fasullo principe" se la pensate diversamente; negate il progetto di famiglia di Dio come è scritto nella Bibbia, negate l'ispirazione divina della Scrittura, disprezzate lo Spirito (per usare le parole di Gesù), a Dio ne renderete conto a suo tempo.
sabato 16 maggio 2020
A Gesù per Maria #OraEtLabora #MaterMeaFiduciaMea
Oggi, 16 maggio, ventottesimo anniversario della mia Ordinazione al Presbiterato, o come si dice in modo più semplice, ventottesimo di sacerdozio, ho terminato, pochi istanti fa, la terza lettura del "Trattato della vera devozione a Maria" di San Luigi Maria Grignion de Montfort.
La prima lettura la feci durante il tempo di preparazione all'Ordinazione Diaconale (da maggio ad ottobre del 1991), su suggerimento del mio Padre Spirituale in Seminario. Iniziai a metà del mese di maggio e andai molto lento, finendo di leggerlo praticamente durante il ritiro prima dell'Ordinazione, ad ottobre, nel Monastero Benedettino di Santa Scolastica, a Civitella San Paolo.
Chi mi conosce sa che sono un lettore piuttosto veloce. Potrei cavarmela dicendo che lo volevo ben meditare, ma sarei un bugiardo. In realtà avevo verso questo (non questo qui in foto, l'originale di allora è rimasto da qualche parte in Laterano, mi pare di ricordare che me l'ero portato al lavoro in Ufficio Matrimoni, al Vicariato) libricino azzurro, la stessa originale "diffidenza" che aveva San Giovanni Paolo II (sono in ottima compagnia!). Lui scrisse una volta, rivolgendosi ai Padri Monfortani, che a leggerlo "mi trattenevo nel timore che la devozione mariana facesse da schermo a Cristo, invece che aprirgli la strada"; ma che poi comprese che "accadeva in realtà ben altrimenti", concludendo che "Il nostro rapporto interiore con la Madre di Dio consegue organicamente dal nostro legame col mistero di Cristo".
La seconda lettura risale alla Settimana Santa del 1993, che presiedetti per la prima volta a Montemonaco, nella Parrocchia di San Benedetto, dove ero stato invitato a sostituire il Parroco, don Angelo Albertini, morto per un improvviso infarto il Mercoledì Santo, mentre era in giro, se non mi ricordo male, a visitare gli ammalati. Una bella morte, per un prete...
Ripresi allora a rileggere il Trattato, stavolta però con più convinzione, e questa seconda lettura ebbe l'effetto di convincermi completamente della grandezza della preghiera del Rosario.
Il Rosario lo ho sempre pregato, ho scritto proprio su questo blog che mi hanno insegnato a farlo mia mamma Maria Grazia e mia zia Sara. Mia madre ora lo recita in cielo, mia zia continua a recitarlo qui tra noi, a volte anche con me con le sorelle, consacrate e non, che le sono compagne di vita. Però ricordo distintamente che a Montemonaco, in quella settimana di Pasqua di Resurrezione e poco oltre (una settimana freddissima!!! la notte di Pasqua nevicava che era una bellezza, ed io ed il mio amico Sandro non riuscivamo a far rimanere acceso il braciere del fuoco dove accendere il cero pasquale...) iniziai ad amarlo davvero il Rosario.
E, tornato a Roma, mi lessi altre opere del Montfort, scoprii l'amore di Massimiliano Kolbe per Maria e la sera era sempre più facile che i seminaristi mi trovassero nella Cappella della Fiducia, invece che con la sola Bibbia e due o tre libri, solo con il Vangelo e la corona del Rosario. Ne avevo tanti in realtà di Rosari, Papa Giovanni Paolo II ce li regalava in ogni occasione che si vedeva con il "Suo Seminario", la sua "Pupilla oculi", diceva; due o tre all'anno, sicuri quelli della messa d'inizio anno in Cappella Paolina e quello dell'incontro per la Festa della Fiducia in Seminario. Bianchi e madreperlati, l'ultimo che mi era rimasto l'ho regalato due o tre anni fa.
Leggo sempre tanto, tuttora, famiglia e lavoro permettendo, continuo a leggere anche "alti" tomi di teologia, ma se voglio respirare, se ho bisogno di prendere fiato, oltre che con la Parola di Dio mi trovate con sul tavolo l'Imitazione di Cristo, la Regola di San Benedetto, e qualcosa del Montfort. Il Trattato o il Segreto. Ed assieme alla mia Bibbia tascabile, uno di loro mi accompagna sempre sul treno o sulla metro. Assieme alla corona del Rosario.
Questa terza lettura appena conclusa è stata diversa, più attenta, più profonda, e mi ha definitivamente convinto che il modo più semplice, bello e vero di arrivare all'Imitazione di Cristo, che è o dovrebbe essere, la sola meta che si prefigge chi si dice cristiano o cristiana (abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù ed altri infiniti riferimenti biblici nel nuovo testamento...) è quello di affidarsi all'imitazione di Maria, imitare la sua obbedienza (avvenga in me secondo la Tua Parola), imitare la sua speranza (fate tutto quello che Egli vi dirà), imitare la sua carità, e prendere su di sè, sotto la Croce, dopo il ruolo di Madre di Dio, quello di Madre della Chiesa (donna, ecco il tuo figlio).
Così ho deciso di usare un po' di tempo ogni giorno, per un mese, diviso in quattro settimane, per fare il mese di preparazione alla consacrazione (Santa Madre Teresa di Calcutta consigliava di farlo una volta all'anno alle sue suore, che proprio dalla consacrazione a Maria e dalla preghiera di adorazione eucaristica quotidiana tiravano fuori la forza di donarsi completamente al Cristo nella carità verso i poveri).
La prima lettura la feci durante il tempo di preparazione all'Ordinazione Diaconale (da maggio ad ottobre del 1991), su suggerimento del mio Padre Spirituale in Seminario. Iniziai a metà del mese di maggio e andai molto lento, finendo di leggerlo praticamente durante il ritiro prima dell'Ordinazione, ad ottobre, nel Monastero Benedettino di Santa Scolastica, a Civitella San Paolo.
Chi mi conosce sa che sono un lettore piuttosto veloce. Potrei cavarmela dicendo che lo volevo ben meditare, ma sarei un bugiardo. In realtà avevo verso questo (non questo qui in foto, l'originale di allora è rimasto da qualche parte in Laterano, mi pare di ricordare che me l'ero portato al lavoro in Ufficio Matrimoni, al Vicariato) libricino azzurro, la stessa originale "diffidenza" che aveva San Giovanni Paolo II (sono in ottima compagnia!). Lui scrisse una volta, rivolgendosi ai Padri Monfortani, che a leggerlo "mi trattenevo nel timore che la devozione mariana facesse da schermo a Cristo, invece che aprirgli la strada"; ma che poi comprese che "accadeva in realtà ben altrimenti", concludendo che "Il nostro rapporto interiore con la Madre di Dio consegue organicamente dal nostro legame col mistero di Cristo".
La seconda lettura risale alla Settimana Santa del 1993, che presiedetti per la prima volta a Montemonaco, nella Parrocchia di San Benedetto, dove ero stato invitato a sostituire il Parroco, don Angelo Albertini, morto per un improvviso infarto il Mercoledì Santo, mentre era in giro, se non mi ricordo male, a visitare gli ammalati. Una bella morte, per un prete...
Ripresi allora a rileggere il Trattato, stavolta però con più convinzione, e questa seconda lettura ebbe l'effetto di convincermi completamente della grandezza della preghiera del Rosario.
Il Rosario lo ho sempre pregato, ho scritto proprio su questo blog che mi hanno insegnato a farlo mia mamma Maria Grazia e mia zia Sara. Mia madre ora lo recita in cielo, mia zia continua a recitarlo qui tra noi, a volte anche con me con le sorelle, consacrate e non, che le sono compagne di vita. Però ricordo distintamente che a Montemonaco, in quella settimana di Pasqua di Resurrezione e poco oltre (una settimana freddissima!!! la notte di Pasqua nevicava che era una bellezza, ed io ed il mio amico Sandro non riuscivamo a far rimanere acceso il braciere del fuoco dove accendere il cero pasquale...) iniziai ad amarlo davvero il Rosario.
E, tornato a Roma, mi lessi altre opere del Montfort, scoprii l'amore di Massimiliano Kolbe per Maria e la sera era sempre più facile che i seminaristi mi trovassero nella Cappella della Fiducia, invece che con la sola Bibbia e due o tre libri, solo con il Vangelo e la corona del Rosario. Ne avevo tanti in realtà di Rosari, Papa Giovanni Paolo II ce li regalava in ogni occasione che si vedeva con il "Suo Seminario", la sua "Pupilla oculi", diceva; due o tre all'anno, sicuri quelli della messa d'inizio anno in Cappella Paolina e quello dell'incontro per la Festa della Fiducia in Seminario. Bianchi e madreperlati, l'ultimo che mi era rimasto l'ho regalato due o tre anni fa.
Leggo sempre tanto, tuttora, famiglia e lavoro permettendo, continuo a leggere anche "alti" tomi di teologia, ma se voglio respirare, se ho bisogno di prendere fiato, oltre che con la Parola di Dio mi trovate con sul tavolo l'Imitazione di Cristo, la Regola di San Benedetto, e qualcosa del Montfort. Il Trattato o il Segreto. Ed assieme alla mia Bibbia tascabile, uno di loro mi accompagna sempre sul treno o sulla metro. Assieme alla corona del Rosario.
Questa terza lettura appena conclusa è stata diversa, più attenta, più profonda, e mi ha definitivamente convinto che il modo più semplice, bello e vero di arrivare all'Imitazione di Cristo, che è o dovrebbe essere, la sola meta che si prefigge chi si dice cristiano o cristiana (abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù ed altri infiniti riferimenti biblici nel nuovo testamento...) è quello di affidarsi all'imitazione di Maria, imitare la sua obbedienza (avvenga in me secondo la Tua Parola), imitare la sua speranza (fate tutto quello che Egli vi dirà), imitare la sua carità, e prendere su di sè, sotto la Croce, dopo il ruolo di Madre di Dio, quello di Madre della Chiesa (donna, ecco il tuo figlio).
Così ho deciso di usare un po' di tempo ogni giorno, per un mese, diviso in quattro settimane, per fare il mese di preparazione alla consacrazione (Santa Madre Teresa di Calcutta consigliava di farlo una volta all'anno alle sue suore, che proprio dalla consacrazione a Maria e dalla preghiera di adorazione eucaristica quotidiana tiravano fuori la forza di donarsi completamente al Cristo nella carità verso i poveri).
venerdì 15 maggio 2020
Mai smettere di pregare, qualsiasi cosa si operi o qualunque momento si viva #OraEtLabora #Maranathà
Dai «Commenti sui salmi» di sant'Agostino, vescovo
(Sal. 148, 1-2; CCL 40, 2165-2166)
L'alleluia pasquale
Alleluia. Lodate il Signore dai cieli; lodatelo nei luoghi altissimi.
Lodatelo, voi tutti i suoi angeli; lodatelo, voi tutti i suoi eserciti!
Salmi 148:1-2
La storia del nostro destino ha due fasi: una che trascorre ora in mezzo alle tentazioni e tribolazioni di questa vita, l'altra che sarà nella sicurezza e nella gioia eterna. Per questo motivo è stata istituita per noi anche la celebrazione dei due tempi, cioè quello prima di Pasqua e quello dopo Pasqua.
Il tempo che precede la Pasqua raffigura la tribolazione nella quale ci troviamo; invece quello che segue la Pasqua, rappresenta la beatitudine che godremo.
Ciò che celebriamo prima di Pasqua, è anche quello che operiamo. Ciò che celebriamo dopo Pasqua, indica quello che ancora non possediamo.
Per questo trascorriamo il primo tempo in digiuni e preghiere. L'altro, invece, dopo la fine dei digiuni lo celebriamo nella lode. Ecco perché cantiamo: alleluia.
Infatti in Cristo, nostro capo, è raffigurato e manifestato l'uno e l'altro tempo. La passione del Signore ci presenta la vita attuale con il suo aspetto di fatica, di tribolazione e con la prospettiva certa della morte. Invece la risurrezione e la glorificazione del Signore sono annunzio della vita che ci verrà donata.
Per questo, fratelli, vi esortiamo a lodare Dio; ed è questo che noi tutti diciamo a noi stessi quando proclamiamo: alleluia. Lodate il Signore, tu dici a un altro. E l'altro replica a te la stessa cosa.
Impegnatevi a lodare con tutto il vostro essere: cioè non solo la vostra lingua e la vostra voce lodino Dio, ma anche la vostra coscienza, la vostra vita, le vostre azioni.
Noi lodiamo il Signore in chiesa quando ci raduniamo. Al momento in cui ciascuno ritorna alle proprie occupazioni, quasi cessa di lodare Dio. Non bisogna invece smettere di vivere bene e di lodare sempre Dio.
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